Confeugo: La Fiamma Verticale di Genova
“Bon sabbo à tutti! 🏴 !” (Buon sabato a tutti!)
Mi sono recentemente trasferito in Italia, precisamente in Liguria, dove Genova siede come una sentinella segnata che vigila sul Mediterraneo. Questo pomeriggio, 20 dicembre, mi sono trovato nel cuore della città per assistere al Confeugo. È una cerimonia di fuoco, profezia e fantasmi linguistici, e mi ha costretto a guardare oltre la versione cartolina dell’Italia, verso qualcosa di molto più abrasivo e reale.
L’Omaggio delle Valli
Il Confeugo (dallo Zeneize con + feugo, “con fuoco”) è una tradizione che risale al XIV secolo. Rappresenta un “omaggio” simbolico delle valli circostanti al Doge della Repubblica.
Il fulcro del rituale non è una replica moderna, ma un enorme fascio di rami di alloro. In passato, era un grosso tronco d’albero, un dono per i governanti della città. Oggi, quell’omaggio viene rievocato in Piazza De Ferrari attraverso un dialogo prestabilito tra l’Abate del Popolo (Abâ do Pòpolo) e il Sindaco.

Lo scambio viene eseguito interamente in Zeneize. Per un estraneo, e anche per molti giovani del posto, la lingua suona come un ruvido portoghese marinara mescolato al francese. È la lingua della Repubblica, e sebbene l’UNESCO la consideri in pericolo, qui viene usata come strumento formale e rituale per chiedere che il governo ascolti il suo popolo.
La Profezia della Fiamma
Una volta scambiate le cortesie, il Sindaco dà l’ordine e l’alloro viene dato alle fiamme.
Inizialmente mi aspettavo un semplice presagio “fumo bianco per il bene, fumo nero per il male”, simile a un Conclave Papale. Ma la tradizione genovese è più esigente. La folla non guarda il fumo, guarda la direzione del fuoco.
Una fiamma verticale: Se il fuoco si alza dritto e alto, segnala un anno di prosperità e “buoni venti” per il porto.
Una fiamma tremula o inclinata: Se il fuoco si piega o lotta contro il vento, la città si prepara a tempi difficili.
Stasera, mentre l’alloro prendeva fuoco, il calore ha respinto la folla. Migliaia di iPhone si sono alzati all’unisono, un mare scintillante di schermi che catturava una superstizione del XIV secolo. Era uno spettacolo stridente: l’antico fuoco riflesso nel vetro della tecnologia del 2025. Eppure, mentre le fiamme cominciavano a lambire verso l’alto, uno strano silenzio è calato sulla piazza.
La fiamma si è alzata dritta.
Il sollievo era palpabile. Non era l’applauso inscenato di uno spettacolo per turisti, ma un’espirazione collettiva. Anche in un’era di indici economici e previsioni meteorologiche satellitari, c’è qualcosa di profondamente umano nel volere che il fuoco ti dica che andrà tutto bene.
Una Lingua Fantasma nell’Era Digitale
È facile romanticizzare l’uso dello Zeneize come un atto di “sfida”. In verità, sembra più un atto di preservazione. La maggior parte delle persone intorno a me non riusciva a cogliere le sfumature del discorso dell’Abate.
Genova non finge che il mondo moderno non esista. La città è piena delle stesse catene globali e dello stesso rumore digitale che si trova ovunque. Ma stando al freddo per ascoltare una lingua che a malapena parlano e per guardare un fuoco di cui non hanno “bisogno”, i genovesi svolgono una funzione vitale: si rifiutano di essere anonimi. Scelgono di ricordare che un tempo erano una Repubblica che rispondeva solo al mare.
2026: Guardando in Alto
Ho lasciato Piazza De Ferrari con l’odore di alloro bruciato nel cappotto.
Genova è sopravvissuta a pestilenze, bombardamenti e alla lenta erosione del suo impero marittimo. È una città che sa aspettare che passi il buio. Stasera, il rituale ci ha detto che il 2026 sarà un anno di “fiamme dritte”.
Non so se credo nella profezia dell’alloro. Ma credo nella resilienza di un popolo che, dopo sei secoli, si riunisce ancora per chiedere al fuoco il permesso di sperare.
Credo che mi piacerà vivere qui.
Bon derê e bon prinçipio! (Tutto il meglio per la fine dell’anno e un grande inizio per quello nuovo!)
